Un solo colpo di pistola, non frontale, ma laterale, dalla parte anteriore della testa a quella inferiore e sparato presumibilmente distanza di sparo maggiore di 25 metri di distanza. Sono i primi rilievi dell'autopsia sul corpo di Abderrahim Mansouri, il 28enne di origine marocchina, noto come Zack, ucciso il 26 gennaio nel "bosco di Rogoredo". Lo riferiscono fonti legali, dopo che oggi con il proprio consulente Dario Redaelli hanno partecipato alle operazioni peritali autoptiche. Questo dato, per l'avvocato del poliziotto, rafforzerebbe la tesi che abbia detto la verità quando ha riferito di avere sparato per “legittima difesa”. Mansouri avrebbe - secondo il suo racconto - estratto una pistola a salve, una riproduzione di una Beretta 92. E l’agente - temendo per la propria vita - avrebbe sparato per difendersi. Una tesi che secondo la procura, col pm Giovanni Tarzia, è ancora da verificare. I legali della famiglia della vittima, con Debora Piazza e Marco Romagnoli intanto all'Agi dicono: "Il colpo era diretto, la traiettoria parallela al suolo e in quel momento aveva la testa fortemente girata verso sinistra. La testa girata fa pensare che sia stato colpito mentre fuggiva.Credo che a breve parecchie persone dovranno chiedere scusa alla famiglia di Mansouri Abderrahim". L'avvocato del poliziotto, Pietro Porciani, aveva fatto sapere invece che il proiettile è entrato nel cranio ma senza uscire, “a livello temporoparietale destro, con andamento dalla parte anteriore verso la parte posteriore del cranio”.
Per la difesa del poliziotto la ferita del 28enne sarebbe compatibile "con uno sparo quando il poliziotto si trovava di fronte alla vittima”. Secondo Porciani, le prime risultanze dell'autopsia (la relazione finale arriverà tra 90 giorni) i cui lavori medico-legali sono stati affidati dalla procura all'anamopatologa Cristina Cattaneo, confermerebbero insomma la versione dell'agente. Ma bisognerà comunque confrontarle anche con altri accertamenti. In primis la ricostruzione 3d, effettuata dalla Scientifica con la tecnica della triangolazione, della scena del crimine. Nell'inchiesta del pm Giovanni Tarzia della procura di Milano guidata da Marcello Viola, è previsto un altro accertamento alla presenza di Redaelli, che oggi è anche consulente dei Poggi per il caso Garlasco, e che assiste la difesa del poliziotto indagato per omicidio volontario. Il 9 febbraio alle ore 10 ci sarà l’esame della pistola giocattolo di Mansouri.
Se su questo oggetto, ritrovato nei pressi della scena del crimine, dovessero essere presenti tracce genetiche della vittima e le sue impronte, vi sarebbe un ulteriore elemento a sostegno della tesi difensiva. Si attende poi l'esame balistico, con un esperimento che ricrei non solo l'effetto del colpo, ma anche le condizioni di visibilità. La pistola del poliziotto avrebbe sparato un solo colpo dei quattordici a disposizione.