L’esplosione del casale di Roma nel pomeriggio ieri ha squarciato il velo di ipocrisia e di omertà che da anni è caduto sulle frange anarchiche di questo Paese. Da anni, infatti, si sottovaluta il rischio delle frange eversive dell’Italia, si sottovaluta la loro effettiva capacità di azione e si sottovaluta il loro potenziale terroristico. L’esplosione di ieri dovrebbe servire da campanello d’allarme in tal senso, perché Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano non erano due soggetti qualunque ma due anarchici dichiarati, già finiti a processo per reati legati al mondo anarchico e nel casolare alle porte di Roma pare stessero preparando un ordigno ad alto potenziale. Non erano probabilmente esperti di quel tipo di esplosivi, che dev’essere ancora identificato, o forse hanno semplicemente compiuto una leggerezza nella sua preparazione: sta di fatto che nel pomeriggio di ieri l’esplosione li ha uccisi.
Lei da diversi anni viveva in un piccolo borgo alle porte di Perugia, Sant’Anatolia di Narco, nemmeno 500 abitanti nel cuore dell’Italia. Pare fosse un esponente del gruppo anarchico “La Faglia” di Perugia, uno dei più attivi nel Paese, era stata imputata nel processo “Sibilla” per poi essere prosciolta lo scorso anno. In Aula aveva reso quelle che vennero considerate dichiarazioni processuali, pertanto mai acquisite per una nuova indagine sulla donna: “Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d'ogni altro Stato, dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l'esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale”.
E ancora: “Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa. Odio l'attuale ordine esistente e chi lo detiene pertanto credo nella giustezza della violenza degli oppressi avverso le proprie catene ed avverso chi le stringe”. Alla luce di quanto accaduto, sono parole che suonano quasi come una dichiarazione di intenti. Nel 2022, invece, Ardizzone prese parte all’assalto del gazebo della Lega a Marina di Massa, parte di un gruppo di decine di anarchici e antagonisti che cercarono di fermare con la violenza l’iniziativa elettorale, picchiando donne e uomini che si trovavano pacificamente in piazza in una manifestazione autorizzata.
Mercogliano, invece, era già stato condannato nel 2019 nel processo per terrorismo di Torino: fu considerato, insieme ad altre 4 persone, tra i fondatori delle Fai-Fri, i gruppi che tra il 2003 e il 2016 seminarono terrore con pacchi bomba destinati a giornalisti, giudici, politici, forze dell’ordine. In quello stesso processo venne condannato anche Alfredo Cospito a 20 anni di carcere mentre Mercogliano prese una condanna di 5 anni. Sia lui che Ardizzone erano parte del cosiddetto “gruppo Cospito” legato all’anarchico che si trova attualmente al 41-bis. Dovranno essere le indagini a stabilire a cosa stessero lavorando i due anarchici, quali fossero i loro obiettivi e se avessero in programma un attentato. Nel frattempo l’allerta terrorismo nel Paese è tornata a essere altissima per rischio di vendette.