Senza nulla togliere a Pavia, città che merita altre cento, mille partenze della Sanremo, ma che la Milano-Sanremo, che si corre oggi, non parta come la storia vuole dal centro della città non si può davvero vedere. Milano la città delle bici, delle ciclabili, della sostenibilità a pedali, patria "non oil" della rivoluzione a motori spenti non sale in sella e mestamente resta a guardare. Non tocchiamo palla, pardon, non teniamo la ruota del grande ciclismo non solo con un "monumento" come la Sanremo ma ormai su tutta la linea perchè è andata così pochi giorni fa con la Milano-Torino partita da Rho e va così anche con il Giro d'Italia desaparecido da qualche anno che a giugno torna con una tappa ma che per lustri è stato la grande festa finale come accade per il Tour de France a Parigi sui campi Elisi. Altro mondo. Milano ama la bici ma non il ciclismo. In bici si muove, pedala, s'illude di salvare il pianeta, prova a fare ciò che altre città in Europa fanno (meglio) salvo poi rendersi conto come hanno spiegato gli atleti della nazionale olandese in città per i Giochi che la differenza è tanta. E la Sanremo? Parta pure da Pavia. Ma è un tassellino di storia che si cancella. La "bici al centro" non può essere solo una battaglia politica, troppo spesso ideologica deve essere soprattutto una scelta di "cultura ciclistica". La bicicletta è più filosofia che politica, è un modo di essere, uno stile di vita che vede il pedalare quotidiano come gesto di mobilità, di benessere e di sport. E il via di una classica è tutte queste cose insieme: il migliore degli "spot" possibili.