L’indagine, condotta dai finanzieri della Compagnia di Muggia nell’ambito del contrasto all’evasione fiscale e all’economia sommersa, ha riguardato un creator residente a Trieste con oltre 100 mila follower su Instagram, decine di milioni di visualizzazioni sulle piattaforme di contenuti per adulti e centinaia di contenuti pubblicati su OnlyFans e Fansly. Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, il creator monetizzava la propria popolarità attraverso abbonamenti mensili, vendita di contenuti personalizzati e “mance digitali” ricevute durante le chat private. Un’attività svolta in modo abituale che sarebbe stata esercitata nel più totale anonimato tributario.
Gli accertamenti fiscali hanno portato alla contestazione di redditi non dichiarati per circa 700 mila euro, maturati nell’arco di più annualità. Il contribuente, poi, avrebbe omesso il versamento della cosiddetta “tassa etica”, per un importo di circa 60 mila euro. Si tratta di un’addizionale del 25% applicata ai proventi derivanti dall’intrattenimento per adulti, prevista anche per le attività svolte attraverso piattaforme online. Una parte significativa dei ricavi non dichiarati, inoltre, sarebbe transitata attraverso rapporti finanziari detenuti all’estero, circostanza che avrebbe reso più complessa la ricostruzione dei flussi economici e la tracciabilità delle operazioni.
In Italia gli influencer e i creator digitali non sono soggetti a un regime fiscale speciale. Quando l’attività viene svolta in modo continuativo è necessario aprire una partita IVA e dichiarare i compensi percepiti da sponsorizzazioni, abbonamenti, pubblicità, affiliazioni e vendita di contenuti. Chi possiede i requisiti può aderire al regime forfettario, mentre chi supera i limiti previsti dalla legge rientra nel regime ordinario. Non esiste quindi una “tassa per influencer”: la tassazione dipende dal reddito prodotto e dal regime fiscale applicabile.
Ad ogni modo l’operazione della Guardia di Finanza si inserisce nelle attività di contrasto all’evasione fiscale anche nei nuovi settori dell’economia digitale, dove la crescente diffusione delle piattaforme online rende sempre più frequenti i controlli sui redditi generati dai creator.