Zelensky strappa un ok sui Patriot. E il tycoon ora vuole i droni dell'Ucraina

Scritto il 09/07/2026
da Luigi Guelpa

Incontro disteso, sì alla licenza sui missili. "Entrambi vogliono risolvere la guerra"

Sul palcoscenico anatolico è andato in scena l'enigma del pragmatismo americano, incarnato da un Donald Trump che si è mosso tra i leader europei come un giocatore di poker che ha già deciso il valore delle fiches. Il bilaterale più atteso si è consumato a margine del summit. Trump e Zelensky si sono guardati negli occhi. Il tycoon, con quella sua retorica sbrigativa che confonde la geopolitica con una trattativa immobiliare, ha sentenzia che sia Zelensky sia Putin sono "fantastici", anzi il leader di Kiev "è persino fico" e che entrambi "vogliono risolvere la questione adesso". Poi, con l'aria di chi fa una concessione regale a un cliente speciale, lancia la battuta che un uccellino gli ha suggerito: "Vi daremo la licenza per produrre i missili Patriot. Mostreremo come si fanno, così non potrete lamentarvi che non ve ne diamo abbastanza".

Zelensky incassa, abbozza, ringrazia per il sostegno e si concede persino il lusso dell'ironia. Quando gli viene chiesto se andrà mai a Mosca, come pretende il padrone del Cremlino, replica secco: "Andare a Mosca? È difficile, ci sono molti droni ucraini da quelle parti". E Trump? In Ucraina ci andrà, sì, "ma a guerra finita". Come a dire che i giochi di prestigio riescono meglio quando i fari del teatro si sono spenti. Zelensky gli ricorda che la guerra si negozia anche con i chilometri: quelli che separano un drone ucraino dal cuore della Russia. Il presidente americano scopre, con un misto di stupore, che gli ucraini fabbricano Uav quasi in cantina e annuncia di volerli comprare. Intanto promette una telefonata a Putin, convinto che il Cremlino stia ammorbidendo le proprie condizioni perché la guerra si è rivelata più costosa del previsto e attribuisce il tutto alle "personalità complesse" dei due contendenti.

Nel frattempo l'Europa recita il suo copione: Macron rilancia la "coalizione dei volenterosi" e convoca un nuovo vertice sulla sicurezza, immaginando un fronte più compatto contro Mosca. Meloni conferma il sostegno all'Ucraina, ma declina l'invito: a Parigi andrà Tajani. "Nessun disimpegno sull'Ucraina", dice, "ma neppure sull'Italia". Una risposta che sostituisce l'enfasi con il calendario.

La diplomazia è solo una vernice fresca sopra un muro che crolla. La verità della giornata, come sempre, la dettano il tritolo e il fumo nero delle raffinerie. Mentre ad Ankara si firmano memorandum trilaterali tra Turchia, Romania e Bulgaria per proteggere le infrastrutture sottomarine del Mar Nero, Kiev dimostra che i suoi artigli sono lunghi e affilati. I droni ucraini hanno firmato una notte di fuoco profondo nel ventre della Russia: colpite le raffinerie Taneco e Taif-Nk nel Tatarstan, la raffinerie di Saratov e persino una stazione di pompaggio nel Bashkortostan, a oltre 1.500 km dal fronte. Un blackout economico che costringe il governatore della Crimea occupata ad ammettere la resa energetica e che il carburante non sarà più in libera vendita. Putin però precisa: "Il sistema energetico russo è solido, nonostante i tentativi dei nemici di danneggiarci", ma impone il divieto di esportazione del petrolio. Mosca accusa Kiev di "terrorismo", denunciando attacchi ai gasdotti Blue Stream e TurkStream, e risponde brutalità. I missili Iskander e S-400 hanno colpito Kiev, centrando uno stabilimento Samsung-Ukraine utilizzato per la produzione di missili Flamingo e officine per droni. Gli attacchi, anche in serata, hanno causato 7 morti. Nel frattempo, un raid di droni ucraini a Belgorod ha provocato un morto e sei feriti. L'Sbu afferma di aver colpito con un drone marittimo una petroliera della flotta ombra russa. Inoltre, il governatore della regione di Kursk riferisce di un blitz ucraino contro una stazione di servizio con diversi feriti.

Il vertice Nato si chiude promettendo 70 miliardi di euro per il 2026 e probabilmente altrettanti per il 2027. Ma la sensazione è che la contabilità del denaro e dei missili promessi non riuscirà a colmare il vuoto di una pace che tutti dicono di volere, ma che nessuno, sotto il tavolo da gioco, sa davvero come barattare.