Il campo santo del Covid con 190mila morti non può salvare il campo largo del centrosinistra. I rappresentanti di Pd, M5s e Italia Viva sono scesi dall’Aventino al gran completo, come mai era successo prima in questi due anni di audizioni, per impedire le indagini delegate a magistrati e Guardia di Finanza in commissione Covid. Il tema della pandemia diventa un fronte su cui è meglio combattere uniti, visto che le responsabilità politiche sono di tutte le forze che hanno sostenuto il governo giallorosso, compresi i renziani.
Ma la freddezza con cui gli alleati evitano di seguire l’ex premier e la scelta di rimandare le dimissioni sine die rischia di aprire una crepa nella coalizione: tutti gli altri premier si sono fatti interrogare in Parlamento, Conte no. Ha partecipato a meno di dieci sedute su 150 eppure ieri era in prima fila a votare contro gli accertamenti sulla gestione della pandemia, in evidente conflitto di interesse. Perché non può partecipare a un organismo che indaga su fatti avvenuti durante il suo mandato, rendendolo inaudibile.
Elly Schlein non fa mistero di temere la concorrenza dell’ex premier nella corsa a Palazzo Chigi in cui crede nonostante i numeri dicano altro, ma se Conte uscisse azzoppato o solo offuscato dalla vicenda Covid lei ne avrebbe solo vantaggi.
La sola immagine di un ex premier alla sbarra, incalzato da domande complicate, sarebbe un epitaffio sulle sue speranze di un altro giro a Palazzo Chigi. A sinistra sono esperti di photo opportunity, vedi l’evento di ieri a Napoli interrotto da Potere al Popolo, con Elly e Giuseppi d’amore e d’accordo.
Neppure il Pd non può chiamarsi fuori dalla gestione Covid. Francesco Boccia è il ministro dei Rapporti con le Regioni che in aula durante il Covid rivendicava i poteri del governo su sanità, misure, lockdown e mascherine umiliando i governatori e che oggi piange perché non vengono ascoltati. Cosa direbbero? Che alle riunioni dell’unità di crisi si lamentavano con il commissario all’Emergenza Domenico Arcuri che le mascherine scarseggiavano perché quelle farlocche o senza marchio Ce dovevano stare 48 ore ferme per essere sdoganate?
Che al 15 di marzo le onoranze funebri di Bergamo e di Brescia non sapevano più dove mettere i morti?
E che ci fa in commissione Covid l’ex ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, che al Mise voleva finanziare un’azienda vicina al Pd come Toscana Life Sciences per produrre monoclonali che non sarebbero mai entrati in commercio perché ormai inutili? E perché a ottobre 2020 si decise di dire no alle 10mila dosi regalate da Eli Lilly e poi si ricomprarono a peso d’oro a febbraio 2021, dopo la seconda ondata più letale della prima?
E che ci fa in commissione Ylenia Zambito, autorevole ricercatrice farmaceutica e universitaria che lavora in un ateneo in cui dal 2019 è stakeholder proprio Tls? C’entrano qualcosa gli scazzi tra «Pd, M5s e renziani» per far saltare la donazione di Eli Lilly, come si legge nelle mail consegnate alla commissione dall’ex dg della Prevenzione Ranieri Guerra? C’entra qualcosa la scelta di affidare la ricerca sul plasma alla sanità toscana e all’azienda di famiglia dell’allora capogruppo Pd al Senato, togliendola al professor Giuseppe De Donno che poi si sarebbe tolto la vita? Neanche al Pd conviene che venga fuori la verità sulla pandemia.