C'è un modo quasi banale per risolvere l'enigma Ranucci e quella trama da spy-story di provincia dove un «amico-mandante» avrebbe piazzato una bomba sotto casa dell'«amico-vittima». Basterebbe una puntata di Report. Proprio la trasmissione d'inchiesta per eccellenza, che dai tempi di Milena Gabanelli fino all'epopea di Sigfrido ci ha impartito lezioni su come si scoperchia il potere. Sogno una puntata con quel montaggio incalzante, le pause drammatiche e lo stile narrativo che trasforma ogni faldone in un'apocalisse imminente. Vorrei che Mamma Rai, senza censure e senza velo di protezione, ci offrisse una ricostruzione impeccabile, terza, algida. Una di quelle inchieste senza secondi fini, capace di spiegarci perché le indagini sulla Camorra che voleva morto Sigfrido ci portino oggi a casa di Valter Lavitola. Sì, proprio il faccendiere dell'era berlusconiana che la sinistra ha sempre descritto come il male assoluto e che ora spunta fuori come «fonte» del loro eroe, che a quanto sembra sognava di diventare un leader o un tribuno del popolo antifa, come si dice oggi, in un cortocircuito che farebbe impallidire un romanzo di Le Carré. Io, che per abitudine non credo a nulla e non ho verità in tasca, resto affascinato da questo mix di utilità e menzogna che nutre il mainstream. Chi è davvero «Corrado», e chi invece il sacerdote vicino al Segretario di Stato Vaticano seduto a tavola tra giornalisti e faccendieri? Perché due amici oggi si guardano attraverso il vetro di un'inchiesta per tentata strage? Sarebbe lo scoop del secolo. Ma so già che questa puntata non andrà mai in onda. L'importante è che non ci dicano che a censurarla sono stati i fascisti...
Quel "Report" che non vedremo
Scritto il 09/07/2026