Facce da Milan

Scritto il 09/07/2026
da Franco Ordine

Patron Cardinale presente a sorpresa si espone nel giorno di Amorim: "Voglio riportare il club al glorioso passato e al bel gioco"

È stato davvero un tifoso del vecchio Milan («ho patito la finale del '90 col Benfica»). Non è un altro Mourinho («Da Josè ho imparato molto ma ho uno stile diverso»). È reduce da molti errori («a Manchester ma non voglio più parlare del passato») e ha le idee chiare su come sarà invece il suo primo Milan in perfetta sintonia con Gerry Cardinale, il proprietario seduto ieri pomeriggio al suo fianco a dimostrazione del suo impegno in prima linea e della condivisione del progetto. Ecco Ruben Amorim, barba folta, vestito scuro, camicia bianca, l'inglese fluente con le scuse («ma sto prendendo lezioni di italiano» la promessa) per la platea nazionale: le sue idee sono chiare, enunciate con convinzione («cercheremo un calcio dominante»). Nessuno sa, nemmeno lui, quanto tempo ci vorrà per realizzarle («manca il tempo nel calcio»). Conosce invece perfettamente il sistema di gioco attraverso il quale «provare a vincere» senza promettere di sicuro la seconda stella («sarà difficile ma mi metterò in gioco») e puntando non certo a rivoluzionare la rosa ereditata da Allegri ma a modellarla secondo nuove caratteristiche. «Servono calciatori da uno contro uno per un calcio che deve divertire» spiega in modo didascalico Amorim anche qui ricevendo l'approvazione del patron americano che non vuole più vedere una squadra che punta a non perdere e aspetta l'ultimo minuto per capire che risultato raggiungerà.

Il tecnico portoghese è entusiasta di Gonçalo Ramos («al mondiale ha fatto gol mangiando tre difensori») e di Gila, è pronto ad accogliere Pulisic di ritorno dall'infortunio con il Belgio e a ritagliargli una zona precisa di campo che è l'anticipazione della partenza di Leao. «È un grande talento anche se è stato molto criticato, che deve giocare a sinistra di piede destro ma non sulla linea» il ruolo scolpito in modo didascalico per l'americano. E poi c'è l'annuncio non proprio solenne ma quasi e che riguarda Luka Modric. Rimarrà ancora un anno al Milan. «Gli ho parlato due volte, gli parlerò ancora se ci sarà bisogno, anche Calvelli gli ha parlato, non giocherà tutte le partite ma avremo bisogno della sua guida» è la dichiarazione impegnativa. Sospeso il giudizio su Leao: «Chiederò anche se vogliono stare qui». Chi vuol intendere intenda. L'altra novità è l'attenzione al settore giovanile. Amorim sul tema è preciso: «Prima di guardare fuori dobbiamo valutare quello che abbiamo dentro, da Saelemaekers a Cissè, a Camarda e a Comotto». Dimostrazione che l'affare Liberali, lasciato partire a zero, conteso al Como ma perso definitivamente, è una ferita. O meglio, come ripete Cardinale ai suoi, «una scossa» o meglio ancora una lezione. Nessuna promessa di cui pentirsi («non prendo in giro i tifosi») e appuntamento a Milanello perché decisivi saranno gli allenamenti.

Sembra di riascoltare Arrigo Sacchi molti anni dopo. Così come la presenza di Cardinale al suo fianco, e a disposizione dei cronisti, è il segno del cambiamento anche mediatico deciso dal patron di RedBird che ha chiaro il ruolo di Ibra («ambasciatore del Milan, l'ho portato alla casa Bianca») dopo 4 anni di assenza, con la voglia di contribuire anche alla Lega serie A in materia di diritti tv puntando sempre sullo stadio (costerà 2 miliardi di dollari) che riparerà parzialmente il solco rispetto alla concorrenza della Premier league. Da lunedì dalle parole si passa ai fatti.