Non è più solo una questione di laboratori e grandi complessi ospedalieri. La nuova frontiera della diagnostica si gioca tra gli studi medici di quartiere e i centri di cura urgente che costellano il panorama sanitario americano. Diasorin, che ieri ha annunciato ricavi 2025 in crescita del 4% (1,2 miliardi di euro) e un utile netto pari a 150 milioni (-20% a cambi correnti) e ha proposto un dividendo di 1,30 euro per azione, lo sa bene. Così, con una mossa strategica, ha siglato un accordo di distribuzione con il gigante McKesson Medical-Surgical.
L'obiettivo? Portare la potenza della piattaforma molecolare Liaison Nes direttamente lì dove il paziente incontra il medico, trasformando la velocità di risposta in un vantaggio competitivo senza precedenti. Il mercato non d'urgenza, ovvero legato agli esami di routine, negli Stati Uniti si serve di oltre 130mila laboratori decentralizzati che ogni anno processano milioni di test respiratori. In questo scenario, McKesson non è un semplice distributore, ma il partner perfetto per Diasorin. Al centro della partnership c'è il primo test autorizzato dalla Fda per la piattaforma, il pannello Flu A/B, RSV & Covid 19, capace di offrire diagnosi molecolari d'alta qualità in contesti finora esclusi dalle tecnologie più avanzate. "Un passaggio fondamentale", ha commentato il ceo di Diasorin, Carlo Rosa, sottolineando come l'accordo è nato proprio per uscire dai confini ospedalieri. Questa intesa non viaggia isolata, ma si intreccia con la recente strategia del gruppo volta a presidiare anche i grandi network ospedalieri, completando così un modello go-to-market totale.

