I droni sempre più economici e facili da utilizzare stanno letteralmente trasformando il modo in cui i Paesi pensano di difendere il proprio spazio aereo a bassa quota. I rischi più grandi? Questi: piccoli velivoli senza pilota impiegati per sorveglianza illegale, sabotaggi o attacchi coordinati in sciame, una minaccia difficile da neutralizzare con i sistemi tradizionali di difesa aerea. Ecco che la Cina sta puntando con decisione sulla cosiddetta tecnologia Hpm (High Power Microwave), un’arma a microonde ad alta potenza capace di disattivare o distruggere i circuiti elettronici dei droni.
La tecnologia Hpm della Cina
A differenza dei missili o delle munizioni convenzionali, questo sistema utilizza impulsi elettromagnetici molto intensi che colpiscono i dispositivi elettronici dei bersagli, causando il surriscaldamento dei chip e il collasso immediato dei sistemi di bordo. Il risultato è che i droni precipitano o perdono completamente il controllo. Si tratta di una soluzione pensata soprattutto per contrastare gli attacchi di massa: quando decine o centinaia di piccoli velivoli arrivano contemporaneamente, intercettarli uno per uno con armi tradizionali diventa troppo lento e costoso.
Ebbene, secondo quanto riportato dal South China Morning Post, la Cina avrebbe compiuto un passo importante nel rendere questa tecnologia molto più economica e accessibile. Citando un servizio della televisione statale CCTV, il quotidiano hongkonghese ha spiegato che il costo operativo di un sistema Hpm anti-drone sarebbe stato ridotto a pochi yuan per ogni “colpo”, una cifra estremamente bassa rispetto alle difese convenzionali.
Il nuovo sistema, sviluppato dal gruppo statale 081 Electronics Group, integra radar, sensori elettro-ottici e rilevatori radio con una grande antenna piatta montata su un camion a otto ruote. In questo modo può essere rapidamente dispiegato per proteggere eventi pubblici, infrastrutture sensibili o aree urbane.
Come funziona il jolly di Pechino?
Il dispositivo può neutralizzare i droni in due modi: con un “soft kill”, cioè disturbando le comunicazioni e il controllo remoto, oppure con un “hard kill”, utilizzando microonde ad alta potenza che danneggiano irreparabilmente i circuiti elettronici del velivolo.
Un ingegnere coinvolto nello sviluppo ha spiegato alla televisione cinese che il sistema richiede soltanto energia elettrica per funzionare e può operare in modo continuo, senza tempi di raffreddamento. In confronto, un singolo missile o proiettile per la difesa aerea può costare decine o centinaia di migliaia di yuan. Questa riduzione dei costi potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono affrontate le minacce provenienti dai droni.
Sistemi come quelli basati su microonde ad alta potenza offrono quindi una difesa a basso costo e con danni collaterali limitati. Rispetto alle armi laser, che colpiscono un bersaglio alla volta, gli Hpm possono coprire un’intera area e risultano quindi particolarmente efficaci contro gli sciami di droni. Inoltre, secondo i tecnici cinesi, persino i droni guidati da fibra ottica - che sul campo di battaglia in Ucraina si sono dimostrati resistenti ai disturbi elettronici - non riuscirebbero a sopravvivere a un impulso a microonde ad alta potenza.

