Sigfrido, imbarazzo Rai. Corsini: "Report si farà". La sinistra: ora chiarisca

Scritto il 09/07/2026
da Francesco Boezi

Stupore nel Pd per i piani su Ranucci leader politico. E si parla del suo futuro nella tv pubblica

Il day after il caso Ranucci è tutto uno sbigottimento. Il Nazareno, da cui Fdi pretende le scuse per l'accostamento con l'autobomba, tace. In Rai scoppia un caso legato a virgolettati del direttore Paolo Corsini sul futuro di Ranucci. Frasi che il direttore dell'Approfondimento della Rai si è affrettato a smentire.

Sul piano politico, tutto parte da una scoperta. Uno dei possibili moventi dell'attentato porta a un piano preciso: fare di Ranucci il leader del "campo largo". Chiara Gribaudo, parlamentare vicinissima alla segretaria, nasconde l'imbarazzo e nega che il conduttore di Report sia mai stato in lizza per qualsivoglia ruolo: "Direi di no". È fisiologico: la strategia, se è mai esistita, proveniva dall'esterno del Pd, proprio mentre tanti dirigenti dem, Schlein in testa, contribuivano con enfasi alla causa del giornalista della Rai. Le frequentazioni, le cene al ristorante "Cefalù" di Monteverde Vecchio tra il "faccendiere" e il conduttore, tutto lo scenario: i dem si dicono allibiti. Walter Verini, senatore di rito veltroniano, fa una mezza ammenda: "Quell'attentato - premette - fu una cosa drammatica che avrebbe potuto essere una tragedia. Adesso spetta anzitutto alla magistratura completare le indagini". Ma per "chiarire ogni dinamica" può servire pure "il contributo dello stesso Ranucci, per quello di cui può essere a conoscenza", chiosa il parlamentare che siede anche in commissione Antimafia. Per il Pd, insomma, il conduttore della trasmissione di Rai3 è chiamato a spiegare, qualora ne sapesse qualcosa, come sia andata questa faccenda tra lui e Lavitola. E sul piano per fare di Ranucci leader del "campo largo"? "Vabbeh...vabbeh...", taglia a corto Verini.

C'è spazio anche per più di qualche distinguo. Il correntone riformista - quello che ne è rimasto - non ha avuto verso Ranucci la stessa sudditanza di altre espressioni dem. "Ho sempre seguito da lontano", sottolinea il senatore Alessandro Alfieri, che dei riformisti resta la guida. E Lia Quartapelle, parlamentare, non è da meno. Quando le si fa notare come certo Pd abbia usato Report come clava in questi anni, risponde: "Penso che la responsabilità sia sempre individuale. Potrei sbagliarmi ma non credo di aver fatto riferimento a Report in questi anni". È una stoccata, nemmeno troppo sottile. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e ormai ex dem, si toglie l'ennesimo sassolino dalla scarpa: "Ditelo a chi nel Pd ci è rimasto". Il consigliere regionale del Lazio Luciano Nobili ha lasciato il Nazareno da tempo. Ha subito aderito ad Italia viva, una delle prime formazioni politiche a solidarizzare con Ranucci dopo l'attentato. Oggi il renziano chiede tuttavia spiegazioni: "Com'è possibile che l'attentato sia stato opera di una persona così vicina a Ranucci, grande amico e fonte di numerose inchieste di Report? E per quel ragione di fronte al risultato delle indagini Ranucci difende a spada tratta chi avrebbe attentato alla sua vita?". A fine giornata, scoppia il "caso Rai". Paolo Corsini, direttore dell'Approfondimento, è stato chiamato in causa per aver messo in discussione il futuro di Report: "Poi magari può condurlo Giorgio Mottola...", avrebbe detto in un virgolettato apparso sul sito del Corriere della Sera. Corsini, poco dopo la diffusione delle presunte frasi, smentisce di netto. Il direttore, in una nota chiarificatrice, aggiunge: "Siamo tutti in attesa del lavoro della magistratura" ma "sono note le voci che circolano sul faccendiere Lavitola". Comunque sia, il programma di Rai3 non è in discussione e resterà in palinsesto: "Si farà". Fino a prova contraria, sottolinea Corsini, Ranucci resta "parte lesa". Ma un piccolo "giallo" sui futuro prossimo di Report è stato aperto. Che il giornalista della Rai debba chiarire, in fin dei conti, lo dice persino il Partito democratico.