C’è un partito che ribolle più di altri in queste ore. Un partito, il Movimento di Giuseppe Conte, che sta vivendo giorni di passione. Nessuno tra i peones di prima e seconda fascia si sarebbe mai aspettato di ritrovarsi ogni giorno su tutti i quotidiani per l’affaire Covid, per le mascherine farlocche, e men meno che meno per una norma del 2020 che avrebbe favorito il padre di Olivia Paladino la compagna di Giuseppe Conte. Su queste note è iniziato una sorta di processo all’avvocato del popolo anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.
Con un rumore di sottofondo suona più o meno così: «Siamo sicuri sia Conte la guida di cui ha bisogno il Movimento?» Ovviamente nessuno oserà rispondere in chiaro a questa domanda perché le elezioni saranno più o meno nell’arco di un anno e tanti parlamentari sono terrorizzati dalle liste elettorale che saranno vidimate dalla war room di Giuseppe Conte.
Raccontano inoltre che la base o almeno una sua parte sarebbe delusa da tutto quello che è emerso in queste settimane. E non è a caso sarebbe finita sotto processo la postura del leader maximo che prima ha annunciato di dimettersi dalla commissione Covid e adesso starebbe temporeggiando invocando l’azzeramento generale della commissione. E ancora: sarebbe stata messa in discussione l’azione politica dell’avvocato del popolo, troppo orientata verso il campo largo di Elly Schlein e Alleanza Verdi e Sinistra. E se è vero che ci sono parlamentari come Vittoria Baldino che veicolano all’esterno messaggi di questo tenore: «Sono tutti inutili e ridicoli tentativi di scalfire l’immagine di Giuseppe Conte», è vero altresì che c’è una fetta di deputati e senatori che in queste ore, proprio in virtù del contesto che sta vivendo il M5S, guarda con interesse alle mosse di Alessandro Di Battista (nella foto), considerato il vero erede di Beppe Grillo.
Dibba non ha ancora rotto gli indugi. E non è dato sapere se e quando lo farà. Di sicuro l’ex enfant prodige del grillismo sta lavorando a un contenitore che dovrebbe collocarsi alla sinistra del campo largo. Con l’obiettivo di intercettare i delusi del Movimento e gli elettori anti-sistema. Dibba ha compreso qual è lo stato attuale del Movimento. Ed è la ragione per cui i suoi sherpa - da Alessandro Villarosa a Barbara Lezzi - starebbero bussando alla porta dei gruppi parlamentari del Movimento. Puntano sugli insofferenti. Su chi, ad esempio, come Alessandro Caramiello, oggi deputato, ha iniziato a far politica nel 2007 ai tempi dei meetup di Beppe Grillo.
Un’insoddisfazione che oggi all’interno della galassia pentastellata è incarnata da Chiara Appendino, unica a fare il controcanto all’avvocato del popolo. Non è un mistero che l’ex sindaco di Torino sia fra coloro che tifano per la patrimoniale, per le preferenze - argomento tabù dentro il Movimento - e soprattutto sia fra chi ricorda a Conte che Matteo Renzi «ha il tradimento nel sangue».
Senza dimenticare che Appendino ha un filo diretto e costante con Dibba. Come diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova».

