Dopo settimane di stand-by l'inchiesta arbitri riprende vigore, con il botto: l'interrogatorio in Procura a Milano - in gran segreto nei giorni scorsi - di Gianluca Rocchi, il principale indagato per frode sportiva (sentiti anche, come testi, gli ex presidenti Aia Antonio Zappi e Alfredo Trentalange). Si chiude così la fase investigativa.
Dall'invito a comparire (il secondo) inviato a Rocchi, che si è difeso davanti al pm Maurizio Ascione e all'aggiunto Paolo Ielo, assistito dagli avvocati Antonio D'Avirro e Antonio Bana, emergono importanti novità. Il filone sulle presunte designazioni arbitrali pilotate a favore dell'Inter punta su due nuove partite: Inter-Verona della stagione 2024/2025 e la recentissima Torino-Inter del 26 aprile 2026. Il totale sale a quattro. Inoltre le imputazioni contestate a Rocchi sono state riformulate. In particolare in Torino-Inter «Rocchi - riporta il Corriere della Sera - designava come direttore di gara Maurizio Mariani soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra, siccome arbitro da questa non gradito». Non solo. Ora l'ex designatore è accusato «in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente (ormai ex, ndr) della Figc». Tra gli indagati non figurano né Gravina né dirigenti interisti. Gli «esponenti della società» infatti, che avrebbero fatto «pressioni» su Rocchi e interferito nelle designazioni, restano fin qui ignoti. È emerso anche che circa tre mesi fa, più o meno nei giorni in cui dell'inchiesta si è saputo pubblicamente e poco prima che Rocchi si dimettesse, la Procura - autorizzata dal gip Giulia Marozzi - ha fatto ripartire le intercettazioni delle persone coinvolte. Nel nuovo atto infine non viene più citato il filone delle presunte «bussate», sempre di Rocchi, alla sala Var di Lissone per condizionare in diretta le decisioni dei varisti. Questo perché sarà probabilmente mandato per competenza territoriale alla Procura di Monza.
Ma qual è il destino finale dell'inchiesta? Nelle ultime settimane per volontà del procuratore, Marcello Viola, al pm Ascione è stato affiancato il procuratore aggiunto Ielo. La scorsa settimana si è tenuta una riunione e si sta valutando se chiedere l'archiviazione (al momento l'ipotesi più probabile, nonostante la nuova linfa alle indagini) oppure chiudere l'inchiesta in vista della richiesta di processo. La deadline dovrebbe essere il 15 luglio, ultimo giorno di Ascione, destinato alla Procura europea, a Milano. In Procura non sarebbe stata ancora raggiunta una sintesi sul da farsi. Le intercettazioni agli atti comunque sono definite «molto interessanti» in particolare nel documentare le «pressioni» sull'ex designatore. Dalle telefonate emergerebbe tra l'altro che alcuni arbitri si diceva portassero sfortuna all'Inter. Fonti giudiziarie tirano così le somme: tali sono le «ingerenze» documentate, che anche se l'ipotesi di reato non risulterà sufficientemente fondata, la giustizia sportiva non potrà ignorarle.

