L'eliminazione della Seleçao contro la Norvegia brucia ancora parecchio e in Brasile si è scatenato un acceso dibattito tra chi punta il dito contro Carlo Ancelotti, ritenendolo primo responsabile del flop ai Mondiali, e chi invece difende il commissario tecnico, sottolineando il fatto che sia necessario un percorso più lungo per consentirgli non solo di amalgamare la squadra, ma anche di tagliare i ponti con quei calciatori che, per esigenze anagrafiche, non rientreranno più nel progetto 2030.
I brasiliani, per indole e incrollabile fiducia nei propri giocatori, partono sempre molto ottimisticamente come squadra favorita per il trionfo finale a ogni competizione calcistica a cui prendono parte, campionati del Mondo in primis, essendo la nazionale che al momento vanta il maggior numero di successi con cinque allori. Ciò nonostante è dal 2002 che la coppa manca dalla bacheca verdeoro: si trattava di un Brasile stellare che, dopo la sconfitta in finale con la Francia del 1998 e quel misterioso malore di R9, sollevava al cielo meritatamente il trofeo con dei fenomeni in campo del calibro di Ronaldo, Ronaldinho, Rivaldo, Kakà, Roberto Carlos e Cafu, solo per citare i più noti.
Qualsiasi risultato al di fuori della vittoria non è contemplato, e viene vissuto come uno smacco se non quando come una tragedia nazionale. Quest'anno, c'è poco da girarci intorno, la Seleçao, nonostante la spinta dei più ottimisti, non pareva proprio una squadra da titolo, ma l'uscita con la Norvegia, nazionale solida e forte quanto mai nella sua storia, ha lasciato inevitabilmente dei pesanti strascichi.
Se da un lato tra gli ex calciatori verdeoro c'è chi continua a riporre fiducia nel progetto a lungo termine targato Ancelotti, dall'altra vi sono anche dei contestatori, e non si tratta di nomi di poco conto. Dalla parte del CT ci sono i suoi ex calciatori Cafu e Kakà. Il primo, pur parlando di "una grande delusione", ha esortato l'ambiente a ripartire subito da Ancelotti, sostenendo che sia l'uomo giusto per far tornare la Seleçao a vincere. Il secondo ha ribadito la necessità di mantenere la stabilità tecnica, spiegando che interrompere il progetto ora potrebbe distruggere il lavoro di inserimento dei giovani (come Estêvão ed Endrick) avviato dall'allenatore. Anche Ronaldo "il fenomeno" si è espresso in favore del tecnico italiano e del prolungamento del contratto fino al 2030: R9 ha sottolineato che incolpare il ct per una partita stregata, decisa dalla doppietta di un fenomeno come Haaland, sarebbe un errore emotivo e che il Brasile ha bisogno della mentalità europea di Carlo per modernizzarsi.
Di parere diametralmente opposto Romario, che senza giri di parole ha chiesto l'immediato esonero dopo il flop Mondiale, ritenendo il ct il principale responsabile della figuraccia della sua nazionale. "Il contratto fino al 2030? Se fossi stato il presidente della federcalcio, dopo la partita con la Norvegia, sarei andato subito negli spogliatoi e lo avrei stracciato, e gli avrei detto 'Bene, grazie mille, ciao, vaffan**lo, fai causa se vuoi e vedremo come andrà a finire'".
L'ex attaccante verdeoro ci è andato decisamente pesante: "Non c'è alcun modo che Ancelotti possa continuare a essere l'allenatore della nazionale brasiliana dopo questo fiasco, questa vergogna che ha causato". "Ve l'avevo detto nelle ultime tre puntate, e lo ripeto qui ancora una volta, non si può accettare, deve cambiare qualcosa, ca**o. Abbiamo avuto Dunga, ha perso e se n'è andato", ha ricordato Romario, "abbiamo avuto Felipao Scolari, che ha vinto la Coppa e lui è rimasto. Abbiamo avuto Tite, che ha perso, lui è rimasto e ha perso di nuovo. Ora abbiamo questo dannato Ancelotti, che ha perso e lui continuerà a farlo".

