Di regali strani se ne ricevono, ma quello ricevuto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al vertice Nato ad Ankara lo è in modo particolare. Il padrone di casa, Recep Tayyip Erdogan, a ciascun leader ha donato una pistola con il proprio nome inciso sopra, corredata di una scatola di munizioni. Lo ha raccontato il primo ministro britannico Keir Starmer, che ne ha parlato ai giornalisti sul volo di rientro a Londra. Erdogan ha pensato proprio a tutto: come ha spiegato Starmer al dono ha allegato anche una nota che esentava le armi dai controlli doganali sulle esportazioni turche.
Starmer, che essendo stato disarcionato dal suo stesso partito è a scadenza e, proprio per questo, era sl suo ultimo appuntamento internazionale da premier, ha fatto sapere di aver preferito lasciare la pistola in Turchia, poiché introdurla nel Regno Unito sarebbe stato illegale.
Diversa, invece, la scelta della Meloni, che ha deciso di portarla in Italia, seguendo le normali procedure previste dalla legge: la pistola, infatti, è stata presa in carico da personale autorizzato a maneggiare armi e, una volta fatto rientro nel nostro Paese sono state avviate tutte le procedure per denunciarne il possesso.
L'arma, infine, è stata registrata a Palazzo Chigi, come avviene per tutti i doni ricevuti dal premier, ed è entrata nella disponibilità della Presidenza, protocollata come ogni altro omaggio. In questo come negli altri casi a permettere il trasporto è stato il documento fornito da Erdogan per l'uscita dell'arma dal suo Paese.
Chi ha scelto di lasciare l'arma in Turchia
Oltre a Starmer anche altri leader europei non si sono portati la pistola a casa. Lo hanno fatto il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro olandese Rob Jetten. Il loro rifiuto, così come quello del primo ministro britannico, dovrebbe ricondursi alle stringenti normative rispetto al trasporto di armi da fuoco, soprattutto se perfettamente funzionanti. Il primo ministro belga Bart De Wever, invece, avrebbe "appreso l'esatta natura del regalo" solo dopo essere atterrato in Belgio. Il team di sicurezza di De Wever si è occupato anche dei revolver donati a Ursula von der Leyen e Antonio Costa, con tutte le complicazioni di sicurezza e protocollo che un'operazione del genere comporta. Von der Leyen "ha espresso la sua gratitudine" a Erdogan per il dono, ha detto il suo portavoce, aggiungendo che l'arma sarebbe stata dismessa e donata a un museo militare.
La polemica di Bonelli (Avs)
"Il gesto di Erdogan al vertice NATO di Ankara — un revolver carico, inciso con il nome, consegnato a ogni leader presente — non è folklore diplomatico. È l'immagine plastica di una Nato che dice di garantire la pace e intanto distribuisce armi da fuoco come gadget tra capi di Stato". Lo afferma in una nota Angelo Bonelli facendo riferimento a ricostruzioni di stampa. 'Il premier britannico Starmer ha avuto almeno la dignità istituzionale di ammettere l'imbarazzo, lasciando l'arma in Turchia - prosegue Bonelli - perché la legge del suo Paese non gli permette di portarla a casa. Dal governo italiano, invece, silenzio totale: nessuna dichiarazione, nessuna trasparenza su cosa sia stato fatto del 'regalo' ricevuto dal nostro rappresentante ad Ankara. "È lo stesso silenzio che accompagna le scelte del governo Meloni sulla politica estera e sul riarmo: adesione al ricatto di Trump del 5% del Pil, aumento della spesa militare, nessun vero dibattito parlamentare sulle priorità strategiche del Paese. La differenza tra una spesa militare al 5% e il precedente plateau del 2% significherebbe per l'Italia circa 500 miliardi di euro in più da qui al 2035. Risorse sottratte a sanità, scuola, welfare e transizione ecologica per alimentare un riarmo che non produce sicurezza, ma nuove tensioni e nuovi profitti per l'industria bellica", conclude Bonelli".

